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Pieve di San Pietro a Romena

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Sotto il castello feudale di Romena, a 3 km da Pratovecchio, situata in vista di uno splendido panorama del Casentino, troviamo la Pieve di San Pietro che rappresenta un esempio di architettura romanica fra i più notevoli dell’intero territorio.
Dedicata a S. Pietro Apostolo si trova sulla Via Maior, eretta su un primitivo edificio sacro etrusco e romano.
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L’impianto romanico attuale risale al periodo della costruzione avvenuta intorno al 1152; la facciata è stata ricostruita dopo un crollo avvenuto nel 1678 a causa di uno smottamento e il tetto è stato restaurato nel 1712, ma sia l’esterno che l’interno, costruiti con pietra arenaria locale, purtroppo corrosa dal tempo, rappresentano un esempio di eleganza e di raffinatezza.
Sul lato sinistro si trova un campanile quadrangolare più antico della chiesa stessa.

L’interno è a tre navate separate da colonne con capitelli finemente decorati, di singolare espressività, tutti scolpiti da mani esperte, di probabile scuola lombarda o francese.
La navata centrale è conclusa da un’abside semicircolare. Le finestre delle navate laterali e di quella maggiore sono collocate in modo asimmetrico e inondano di luce intensa tutta la chiesa.
Alcuni saggi esplorativi condotti nel 1970 in occasione del rifacimento del pavimento, hanno messo in evidenza i resti in pietra calcarea di una chiesa più antica sottostante, ai quali si può accedere scendendo una scala situata nella navata di destra.
Fino a qualche anno fa la Pieve accoglieva alcune opere pittoriche del 1300 di notevole importanza che attualmente possono essere ammirate nella Propositura di Pratovecchio, nella Cappella del Crocifisso.

IL CASTELLO DI ROMENA

Ro_ban.jif (64424 bytes)E’ posto sopra un poggio a 621 metri di altitudine, in posizione dominante sia sul paese di Pratovecchio che della vallata del Casentino e rappresenta in Toscana uno dei castelli più ricchi memorie storiche.

Ormena o Romena è nome di origine etrusca, come dimostrano i frammenti di vasi e di utensili domestici ritrovati durante alcuni scavi.

 

Il primo capostipite dei Conti Guidi di Romena che vi abitò fu Arghinolfo, che ebbe il casello con tutto il territorio attiguo. Con lui crebbe il potere di questo ramo della famiglia e presto il Castello divenne famoso e potente fino ad assoggettare altre terre ed altri castelli vicini.
Dante lo immortalò nel XXX Canto dell’Inferno, nell’episodio di Mastro Adamo, falsario, che pagò con la vita l’aver falsato, per conto dei Guidi, i fiorini di Firenze.

Anche se restano in piedi solo tre belle torri e parte delle mura, il Castello è tuttora splendido e imponente. Sono ancora pieni di fascino il ponte levatoio, la torre delle prigioni, il cammino di ronda.

L’importanza storica e monumentale, la sua felice posizione geografica e i ricordi danteschi fanno sì che il Castello di Romena sia meta obbligata di tutti coloro che vengono in Casentino e che da questo colle ammirano un panorama stupendo, in mezzo al corso dell’Arno, al verde dei pioppi e alla catena dei monti circostanti.

IL MUSEO DI ROMENA

Da meno di un anno Romena è diventata anche sede di un importante Museo Archeologico e delle Armi. I reperti etruschi, di elevato interesse storico-artistico, non appartengono all’area di Romena, ma sono stati rinvenuti in gran parte in Umbria, nella zona di Amelia e scrupolosamente conservati dal presidente del Museo, ingegnere Farrattini Pojani.

Nella Sala Grande troviamo otto vetrine con oggetti che sono stati raccolti e catalogati uno per uno. Questo museo è meta irrinunciabile di tutti coloro che sono appassionati di paleontologia e di archeologia. Cas_Pon.jpg (34041 bytes)
Vi si possono infatti ammirare anfore, coppe, crateri, urne cinerarie e bronzi preziosi e di grande valore artistico, insieme alla curiosa collezione di ferri chirurgici appartenuti ad un dentista etrusco. L’attigua Sala d’Armi mette in mostra frecce e coltelli in silice di età neolitica insieme a varie armi di età più moderna.

Alla fine della visita si può acquistare un fiorino d’argento dorato, a ricordo del fascino del posto ed in memoria del conio dei fiorini falsi ricordato da Dante.

 

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